Grazie alla dott.ssa Michela Ghirelli, amica e allieva del CTCC per aver condiviso con noi il suo pensiero.

 

Certo che sembra quasi Ferragosto.

Ricordate di quando tutta Italia andava in vacanza ad Agosto?

Rammentate gli Agosti lenti e caldi di chi prendeva ferie a Luglio?
Nel temino sulle vacanze, da consegnare al rientro a settembre, la noia del Ferragosto cittadino era sempre ben documentata tra serrande abbassate e strade deserte.

 

Lo sappiamo tutti che non è Ferragosto e che questa non è una vacanza, lo sapremmo anche se non fossimo costantemente aggiornati da giornali e telegiornali sull’attuale situazione mondiale.

Non parlo del fatto che sappiamo tutti leggere un calendario, parlo di quella sensazione strana, un po’ subdola e strisciante che può assalirci mentre ci avventuriamo da soli nel mondo, armati di mascherine e guanti, per andare a sbrigare i nostri affari. Oltre alla paura di questo ospite invisibile, c’è qualcosa di più, qualcosa su cui ho dovuto soffermarmi a lungo per riuscire a decifrare.

Vorrei condividere con voi il mio treno di pensieri.

 

A metà degli anni Settanta, un prestigioso gruppo di ricerca americano condusse delle osservazioni sperimentali, volendo registrare gli effetti della ‘still face’ (volto inespressivo) su bambini molto piccoli; dopo pochissimi minuti, così privati della connessione emotiva con la madre, si ritirarono in un profondo stato di disagio e sconforto – ulteriormente validando la nozione che l’essere umano nasce, cresce e vive costantemente immerso in un denso mare di connessioni emotive.

 

Cos’è per noi la città? Non è solo un freddo conglomerato di cemento, mattoni e catrame.

La città ci protegge, ci nutre, a lei sono legati i nostri ricordi e i nostri affetti.

 

Vederla così forzosamente spenta, arida e ‘still faced’ mette a disagio, fa tendere l’occhio e l’orecchio a qualsiasi segno di normalità che potremmo captare dalla finestra – anche solo fosse il motorino del postino o il borbottare della macchina per la pulizia strade.

La città ancora ci protegge e ci nutre, ma le nostre connessioni emotive con i suoi luoghi e le sue persone sono interrotte e distorte.

 

Ciò che mi sono detta dopo essere giunta al termine di questo mio ragionamento è che, come in quel famoso esperimento, anche questa che stiamo vivendo è una situazione temporanea.

 

Noi siamo la nostra città, la nostra città non è spenta per sempre, la nostra madre artificiale ricomincerà a sorriderci.

 

Tornerà il calore nel cuore passeggiando per le strade, torneranno voci, persone, volantini e colori.

 

Tornerà la benvenuta e familiare noia del Ferragosto, quello vero.

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