Indirizzo scientifico culturale del Centro di Terapia Cognitivo Comportamentale

Il contesto culturale nel quale si colloca questa scuola è quello della Psicoterapia Cognitiva e Comportamentale; la quale, come riportato dalle linee-guida stilate dall’American Psychiatric Association – Practice Guidelines, rappresenta uno strumento efficace, a volte di prima scelta, per il trattamento della grande maggioranza dei disturbi mentali, quali i disturbi dello spettro ansioso (disturbi d’ansia, fobie, ossessioni-compulsioni), i disturbi dell’umore, i disturbi del comportamento alimentare, le disfunzioni sessuali, i disturbi di personalità, i disturbi da abuso di sostanze, le  psicosi (disturbo delirante, schizofrenia),  i problemi psicopatologici dell’età evolutiva, e quelli dell’anziano.

Tali disturbi rappresentano un rilevante problema di salute pubblica (Prince, 2007), con un’elevata frequenza nella popolazione generale, in tutte le fasce d’età; sono fortemente invalidanti nella vita quotidiana, nel lavoro/scuola, nelle relazioni interpersonali; infine, sono onerosi i costi economici e sociali che ne derivano per i pazienti e per i familiari (Tansella e De Girolamo, 2001). Tutto ciò rende indispensabile lo sforzo di offrire ai pazienti trattamenti elettivi per i loro disturbi, la cui efficacia sia stata provata scientificamente (Barcaccia e Mancini, 2006).

La Terapia Cognitivo-Comportamentale

La terapia cognitivo-comportamentale rappresenta ad oggi il trattamento di prima scelta, la terapia da consigliare al paziente come primo intervento, per molti disturbi psichiatrici quali la Distimia, i Disturbi del Comportamento Alimentare, il Disturbo di Panico, il Disturbo Ossessivo Compulsivo e l’abuso di sostanze. Oltre alle applicazioni psicopatologiche, gli interventi cognitivo-comportamentali sono efficaci per aiutare le persone a risolvere difficoltà di adattamento o crisi evolutive (difficoltà nelle relazioni sociali o nel lavoro, ansia da esame, reazioni disadattive al lutto, difficoltà nella coppia, strategie di parental training), anche attraverso modalità alternative al trattamento psicoterapico.

La terapia cognitiva è una psicoterapia sviluppata negli anni ’60 da A.T. Beck ed oggi adottata nella pratica della clinica dalla maggior parte dei  terapeuti. Sia il comportamentismo che il cognitivismo nascono dal tentativo di fare della psicologia una scienza esatta, in linea con le scienze fisiche. Entrambi fanno riferimento cioè ad una scientificità di tipo naturalistico che avvicina la psicologia alla metodologia delle scienze della natura (Bara, 2005). La terapia cognitivo-comportamentale non è nata come orientamento teorico a sé stante, ma ha fatto propri concetti eterogenei fra loro, provenienti da approcci diversi appartenenti a periodi storici differenti.

La seconda parte del nome, comportamentale, deriva dal comportamentismo, una prospettiva teorica sviluppata agli inizi del ventesimo secolo grazie agli studi di John B. Watson e I. P. Pavlov. Tale disciplina studiava il comportamento osservabile, ovvero le risposte delle persone a determinati stimoli ambientali, e come tali risposte potevano essere modificate introducendo determinati condizionamenti.

Il cognitivismo si è invece sviluppato negli anni Sessanta, e il suo interesse è rivolto ai processi mentali che permettono di strutturare le proprie esperienze, di dare loro un senso e di metterle in relazione le une con le altre. Secondo tale prospettiva,  alla base di ogni disturbo psichico vi sono delle distorsioni di pensiero, le quali generano assunti sbagliati e convinzioni irrazionali. Tali distorsioni si trasformano nel tempo in veri e propri schemi di pensiero relativamente stabili, che portano l’individuo ad entrare in un circolo vizioso che si autoalimenta.

In aggiunta ai riferimenti classici del comportamentismo, quindi, la terapia cognitivo-comportamentale si basa sul modello cognitivo, che ipotizza che le emozioni e i comportamenti delle persone vengono influenzati dalla loro percezione degli eventi. Non è la situazione in sé a determinare direttamente ciò che le persone provano, ma è piuttosto il modo in cui esse interpretano certe esperienze. All’origine dei disturbi vi è, dunque, un modo distorto di pensare, che influenza negativamente l’umore e il comportamento del paziente.

Funzionamento e utilità della TCC

La terapia cognitiva aiuta le persone ad identificare i loro pensieri angoscianti e a valutare quanto essi siano realistici. Mettendo in luce le interpretazioni errate e proponendone delle alternative – ossia, delle spiegazioni più plausibili degli eventi – si produce una diminuzione dei sintomi. Infatti, una valutazione realistica delle situazioni e la modificazione del modo di pensare producono un miglioramento dell’umore e del comportamento. Benefici duraturi si ottengono con la modificazione delle credenze disfunzionali sottostanti del paziente e attraverso l’addestramento dei pazienti a queste abilità cognitive. Attraverso la terapia cognitivo-comportamentale,  le credenze disfunzionali possono essere disimparate e possono essere apprese e sviluppate nuove credenze più adattative  e funzionali.

In sintesi, la terapia cognitiva agisce sui pensieri automatici (che sono il livello cognitivo più superficiale: i pensieri e le immagini distorte che attraversano in maniera rapida e incontrollata la mente di una persona di fronte a certe situazioni specifiche e ne condizionano negativamente l’umore), le credenze intermedie (opinioni, regole e assunzioni disfunzionali) e le credenze di base (che costituiscono il livello di credenza più profondo: sono globali, rigide e ipergeneralizzate).

La terapia cognitiva è un terapia adatta al trattamento individuale, di coppia e in gruppo, e funziona a prescindere dal livello culturale, la condizione sociale e l’orientamento sessuale del paziente.

Riassumendo, è possibile schematizzare le caratteristiche della terapia cognitiva e cognitivo-comportamentale nei seguenti punti: mirata allo scopo, attiva e collaborativa, centrata sul presente, a breve termine, integrabile e flessibile, efficace a lungo termine. Infatti, le tecniche cognitivo-comportamentali si prestano facilmente a una misurabilità dei risultati che riescono ad ottenere. Le ricerche effettuate finora, in studi replicabili, dimostrano che, per una vasta gamma di disturbi, fra cui quelli d’ansia, i cambiamenti ottenuti con queste tecniche si mantengono a lungo nel tempo.

L’approccio del Centro di Terapia Cogntivo Comportamentale

La nostra Scuola di Terapia Cognitiva e Cognitivo-Comportamentale si colloca nell’ambito del recente sviluppo del cognitivismo italiano, nel quale si è passati dal tentativo di modificare i comportamenti esterni a un intervento incentrato sulle cause soggettive di quei comportamenti, legate alla strutturazione interna dell’individuo.

Muovendo da questa base comune, in Italia si sono andati man mano delineando nuclei di interesse e specificità ben definiti: dal post razionalismo di Guidano, all’evoluzionismo di Liotti, al funzionalismo di Semerari, fino agli ultimi sviluppi nati dall’incontro con il più vasto ambito della scienza cognitiva (Bara, 2005). Questa distinzione ha determinato una classificazione degli approcci cognitivisti in tre categorie differenziate nelle quali vengono inseriti, da una parte, gli orientamenti razionalisti, fondati su una visione della conoscenza come rappresentazione corrispondente al mondo esterno e reale, dall’altra, quelli post-razionalisti o costruttivisti, dall’altra ancora quelli evoluzionisti più legati alle teorie dell’attaccamento di Bowlby.

Il contesto culturale e scientifico sul quale si basa l’impianto teorico di questa scuola è rappresentato da tutte e tre le componenti cercando di diversificare e integrare tali trattamenti. La realtà, secondo la prospettiva di Guidano, non è connotata da un ordine equivoco in cui già esiste il senso delle cose ma è concepita come un fluire continuo, multi direzionale, legato, a più livelli, ai processi conoscitivi individuali. Inoltre, non c’è separazione tra oggetto ed osservatore, poiché quanto percepito dipende dal punto di vista e dalle peculiari modalità di elaborare la conoscenza di chi osserva. Guidano giunge a concepire l’individuo come un sistema cognitivo complesso in equilibrio dinamico che, chiuso dal punto di vista strutturale, si organizza autoreferenzialmente e tende a mantenere una coerenza interna e una continuità del senso del sé con la ricerca attiva di un significato personale costante.

Il Centro di Terapia Cognitivo Comportamentale si propone innanzitutto di insegnare le principali tecniche e strategie terapeutiche di derivazione comportamentista e cognitivo razionalista, che rappresentano i cardini di una serie di interventi di provata efficacia per il trattamento della maggior parte dei disturbi psichici. Tali interventi sono particolarmente pertinenti per una Scuola che vuole darsi un taglio prevalentemente clinico e, inoltre, si prestano ad essere integrati con interventi farmacologici, qualora necessari.

Inoltre, ci si propone di inserirsi nel filone del cognitivismo italiano con un atteggiamento laico ed integrato, tentando di fornire una formazione d’insieme. Intendiamo, infatti, proporre  una visione più complessa dell’apprendimento e del cambiamento, basata su una forte pluridimensionalità, nel tentativo di tenere il passo con le ultime teorizzazioni. In quest’ottica, la Scuola intende avvalersi di didatti di formazione cognitivo-comportamentale, cognitivo razionalista, cognitivo post-razionalista e cognitivo evoluzionista.

In linea con lo sviluppo della terapia cognitiva degli ultimi anni, anche questa scuola presenterà sempre maggiore attenzione alle funzioni meta-cognitive (l’insieme delle capacità di prendere in considerazione e rispettare il punto di vista altrui) nel tentativo di comprendere i disturbi psicologici più severi. Accanto alle conoscenze scientifiche ed agli strumenti tecnici necessari alla formazione, nella scuola che vogliamo creare sarà necessario prestare attenzione allo sviluppo della conoscenza di sé e delle capacità relazionali degli allievi.

Vogliamo fornire una formazione non soltanto incentrata sul sapere ma sul saper fare e del saper essere. Questo implica una capacità di entrare in relazione autentica con il paziente, usando sé stessi come strumento messo a disposizione dell’esperienza affettiva, cognitiva e relazionale del paziente stesso.

La scuola ha come riferimento culturale e scientifico il Professor Mario Antonio Reda e Maurizio Dodet, considerati esponenti del cognitivismo post-razionalista in Italia, Bruno Intreccialagli, esponente del cognitivismo postevoluzionista. Oltre al fondamentale contributo scientifico di questi esponenti del cognitivismo italiano, la scuola si fonda sull’integrazione di due gruppi di ricerca fiorentini che da diversi anni portano avanti i loro studi a partire da un’intensa attività clinica, rivolta prevalentemente ai Disturbi d’Ansia (gruppo di Ferdinando Galassi) ed ai Disturbi del Comportamento Alimentare (gruppo di Valdo Ricca).

L’attività clinica e di ricerca di questi gruppi si avvale della collaborazione di numerosi giovani ricercatori e tirocinanti in medicina, psicologia e psichiatria, impegnati nella caratterizzazione psicopatologica e nella valutazione dell’esito del trattamento cognitivo e cognitivo comportamentale di pazienti affetti dai disturbi mentali.

Questo sito utilizza cookie tecnici e di profilazione propri e di terze parti. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie. Leggi la cookie policy.

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi