Un altro articolo dal blog Circle Debates a cura del dott. Matteo Innocenti,  grande amico e allievo del CTCC sul distanziamento sociale che tutti stiamo sperimentando in questo periodo

Come scrisse il filosofo greco Aristotele (IV secolo A.C.) nella sua “Politica” l’uomo è un animale sociale, in quanto tende ad aggregarsi con altri individui e a costituirsi in società.

La teoria dell’attaccamento (Bowlby) sostiene che la ricerca della vicinanza con un altro essere umano sia una predisposizione innata da cui lo sviluppo sociale dipende. Bowlby sosteneva che il primo sviluppo sociale è un passaggio da sistemi semplici a sistemi sempre più elaborati; le modalità attraverso le quali questi modelli vengono elaborati dal bambino sono il risultato dell’interazione fra l’ambiente specifico e il grado di sviluppo generale del bambino. L’identificazione rappresenta un aspetto fondamentale del processo di socializzazione, avviene nel bambino che, dopo aver formato un legame profondo con determinate persone, desidera attenersi alle loro modalità di comportamento ed evitare la loro disapprovazione. Il bambino tende ad incorporare le loro modalità di comportamento, identificandosi con esse. Su queste basi si fonda il nostro vivere sociale: tramite l’espansione di questo pattern comportamentale alle innumerevoli interazioni che abbiamo durante la nostra vita.

La socialità è pertanto indispensabile al vivere umano. Secondo la psicologia sociale (George H. Mead), ognuno di noi è inserito in un contesto sociale che partecipa alla costruzione dell’immagine del sè, la quale risulta così condizionata dalla relazione con gli altri, a sua volta in continuo cambiamento. Il contesto sociale ci fornisce continui feedback su ciò che noi siamo attraverso le opinioni degli altri. Viviamo in epoca globale, dove tutto è in continua evoluzione e perenne mutamento, dove un trend che parte in un paesino sperduto nel nulla può in pochi giorni essere seguito da tutto il mondo, dove qualcosa che compri nuovo oggi può essere vecchio domani. La socialità attuale ci invia infiniti e mutevoli feedback ogni istante: il mondo ci determina e noi siamo in grado di determinarlo a nostra volta. Il tutto avviene ad una velocità impressionante, con una quantità di mezzi infinita. Il mondo attuale cambia alla velocità della luce e noi, in quanto “animali sociali” cambiamo insieme ad esso.Ma cosa succede se tutto ciò improvvisamente si blocca come adesso?

Il Lockdown

Come abbiamo appena detto, l’essere umano nasce, cresce, vive, pensa e agisce in ambiente sociale. L’uomo è abituato fare le proprie scelte, tramite processi cognitivi, in ambienti in cui è abituato a farle. Quando si trova in una situazione nuova il rischio è che i processi cognitivi si basino sui dei meccanismi non collaudati. Si può agire tramite bias cognitivi o euristiche cognitive. I bias cognitivi sono costrutti fondati, al di fuori del giudizio critico, su percezioni errate o deformate, su pregiudizi e ideologie; utilizzati spesso per prendere decisioni in fretta e senza fatica. Le euristiche( dal greco heurískein: trovare, scoprire) sono, al contrario dei bias, procedimenti mentali intuitivi e sbrigativi, scorciatoie mentali, che permettono di costruire un’idea generica su un argomento senza effettuare troppi sforzi cognitivi. Sono strategie veloci utilizzate di frequente per giungere rapidamente a delle conclusioni. In entrambi i casi il rischio è l’errore. Per questo in una situazione per noi sconosciuta come questa siamo più esposti a decisioni/azioni sbagliate e stati emotivi disfunzionali.

L’isolamento nel vivere quotidiano
#restateacasa. Ok, siamo cittadini responsabili e responsabilmente restiamo a casa. E ora? Rimani a casa e interagisci solo con le persone con cui vivi. Ma con chi vivi? Dove vivi? Con quante persone? In quanti metri quadrati? Con quanti bagni? Ti trovi bene con la persone con cui vivi? Quanto eri abituato a stare in casa prima del lockdown?

A lavoro ci puoi andare o no? Se puoi andarci hai un motivo per uscire ma sei sicuramente esposto a un rischio. E se non puoi andarci? Smart working! ok, smart working ma dipende dalla situazione che hai in casa; vivi in un monolocale con la ragazza? vivi con i genitori e i nonni? Hai 3 bambini che non vanno a scuola a e non possono uscire al parco a giocare? Non tutti hanno uno studio con la scrivania in mogano e la foto di famiglia sopra dove lavorare in comodità!

Questi esempi, posti tramite domande perentorie e quasi provocatorie sono solo alcuni dei mille che si potrebbero fare. L’obiettivo è semplice, far capire che oltre al problema (già bello grosso) dell’isolamento sociale c’è anche il confinamento domiciliare, ma sopratutto che ce ne possono essere vari tipi; alcuni migliori, altri peggiori.

Come appena detto, ogni situazione ha i suoi pro e contro. Vediamo in generale, basandosi su quanto indicato dalla American Psychiatry Assosacion https://www.psychiatry.org/psychiatrists/covid-19-coronavirus?utm_source=Internal-Link&utm_medium=FOS-Hero&utm_campaign=CV19 quali sono i rischi maggiori per la salute mentale dovuti all’isolamento sociale ed il confinamento domiciliare:

PAURE E SENTIMENTI RIFERITI ALLA PANDEMIA

  • Paura, ansia, incertezza sul futuro
  • Alterata percezione del rischio
  • Sensazioni verso una minaccia nuova, sconosciuta, misteriosa
  • Paura verso un nemico che è: invisibile, potenzialmente mortale, potenzialmente veicolato dai nostri cari o da noi stessi.
  • Paura di essere in incubazione o portatore asintomatico
  • Somatizzazione con riproduzione ipocondriaca dei sintomi
  • Paura che finiscano i rifornimenti, l’accesso ai beni di prima necessità, un eventuale assistenza.
  • Preoccupazioni per i cari e gli amici che sono lontani

EFFETTI DEL DISTANZIAMENTO SOCIALE E DELL’ISOLAMENTO DOMICILIARE

  • La vicinanza continua forzata può portare ad un aumento dei conflitti familiari, sopratutto in famiglie numerose o che vivono in ambienti ristetti con molti spazi condivisi. Questo può portare ad un aumento di sentimenti quali irritabilità, rabbia, nervosismo, agitazione.
  • La perdita dell’usuale routine (ad es. normali attività domestiche e lavorative , lavoro, shopping, viaggi) associato al limitato contatto sociale e fisico con altri possono portare a sentimenti quali noia, frustrazione, appiattimento emotivo.
  • Un prolungato isolamento può poi portare ad una perdita dello “spirito sociale” con tendenza all’autoisolamento e all’evitamento.
  • Inoltre possono essere pressenti: insonnia e/o alterazioni ritmo sonno veglia, somatizzazioni.
  • Una eccessiva esposizione alle notizie dei media sulle vicende attuali può acuire i sentimenti di ansia e paura.

Questi i consigli della American Psychiatric Association per promuovere il benessere psicologico durante la quarantena:

  • Usare le fonti di informazione come un intervento benefico. Utilizzare fonti di informazione chiare e comprensibili può aiutare a tranquillizzarci e ad osservare in modo corretto le indicazioni. Limitarne l’uso e usare fonti certe, un errata informazione può aumentare lo stress.
  • facilitare le comunicazione con i propri cari. Conoscere le condizioni dei propri cari può avere un forte impatto sulla salute emotiva degli individui in quarantena e migliorare l’aderenza ad essa
  • organizzarsi in modo appropriato con riserve di cibo e acqua. per evitare di recarsi eccessivamente a fare la spesa o effettuare uscite inutili che possono esporre a rischi evitabili.
  • Ridurre noia ed isolamento. Organizzare la giornata pianificando attività che possono aiutare a riempire spazi vuoti, ridurre la noia, evitare di concentrarsi sulle notizie e sui sentimenti negativi. I social network e i mezzi di comunicazione digitale possono aiutare a ridurre la noia ed il senso di isolamento sociale. L’esposizione ad essi deve essere però limitata in termini di tempo.
  • Prendersi cura di noi stessi e del proprio corpo. Fare esercizi regolari, mangiare e bere sano, cercare di dormire regolarmente. tenersi in contatto con i propri cari e cercare di sostenersi a vicenda.

 

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