Oggi il nostro direttore, dott. Ferdinando Galassi, ci parla di evoluzionismo.

 

 

L’influenza Covid-19 è una minaccia per la sopravvivenza di gorilla selvatici (Africa), scimpanzé (Africa), bonobo (Africa) e oranghi (sud-est asiatico) insieme alla perdita dei rispettivi habitat e al bracconaggio.

In passato diverse ricerche hanno già dimostrato che gli scimpanzé possono contrarre il virus del raffreddore, mentre è certo che il virus Ebola abbia ucciso migliaia di scimpanzé e gorilla in Africa negli ultimi anni.

Per salvare questi animali secondo tutti ora è più che mai necessario fermare il turismo nelle aree in cui vivono, allentare i programmi di reintroduzione e di ricerca e arrestare i progetti di infrastrutture e i piani di sfruttamento energetico in modo che gli esseri umani non entrino a stretto contatto con loro.

Le scimme sono molto diverse tra di loro. Si possono dividere in due grandi categorie: Monkeys, piccole scimmie con la coda, e Apes, grandi scimmie senza coda. Gli Apes sono considerati scimmie antropomorfe e comprendono oranghi, gorilla, scimpanzè e bonobo.

I babbuini e i macachus rhesus hanno un patrimonio genetico pari all’uomo di circa il 60 %; gli oranghi e i gorilla dell’87%; gli scimpanzè e i bonobo del 96%. Si suppone che 4-5 milioni di anni fa gli esseri umani, i bonobo e gli scimpanzè ebbero lo stesso progenitore.

Le due comunità, scimpanzè e bonobo, sono nate accanto, divise dal fiume Congo e si sono sviluppate senza contaminarsi probabilmente perché non sanno nuotare. Hanno caratteristiche di comunità molto diverse.

Gli scimpanzé vivono in una società dominata dai maschi in cui il proprio stato sociale è fondamentale e i comportamenti aggressivi legati al suo mantenimento o alla scalata sociale possono arrivare a esiti anche gravi.  Vige la competizione e l’aggressività è presente per formare le gerarchie.

Fra i bonobo è in genere una femmina a dominare, e si osservano comportamenti più tolleranti che favoriscono una cooperazione più flessibile e la condivisione del cibo. C’è sostegno reciproco e conforto e l’aggressività viene vissuta male e risolta da comportamenti sessuali.
I maschi di scimpanzé reagiscono alla competizione come se si trattasse di una sfida al loro status, mentre i bonobo reagiscono come se la potenziale competizione fosse una generica fonte di stress.

La comunità dei bonobo segue un modello matriarcale, che sarebbe favorito dalla tendenza delle femmine ad associarsi fra di loro; si suppone che serva a ridurre la frequenza delle aggressioni nei loro confronti da parte degli esemplari maschi.

La società dei bonobo è improntata sulla pacifica convivenza. Questi primati sono spesso capaci di altruismo, compassione, empatia, gentilezza, pazienza e sensibilità; la ragione di ciò sarebbe l’eccezionale propensione dei bonobo a praticare sesso ricreativo, ovvero non riproduttivo, anche omosessuale, attività che appianerebbe le tensioni all’interno del gruppo e che ridurrebbe la tendenza a difendere violentemente il territorio del branco. L’esuberante sessualità dei bonobo sarebbe una forma evoluta di comunicazione sociale.

Alcuni studi effettuati esclusivamente sui bonobo in cattività hanno evidenziato il fenomeno del contatto affiliativo (sedersi in contatto, abbracciarsi, accarezzarsi, grattarsi a vicenda), offerto alla vittima di un’aggressione da parte di un membro del gruppo diverso dall’aggressore. Tale comportamento contribuisce a mitigare lo stress della vittima dell’aggressione e riduce la probabilità di future aggressioni nei suoi confronti.

L’attività sessuale gioca generalmente un ruolo principale nella società dei bonobo in quanto viene usata, in base a ciò che alcuni studi scientifici affermano, come saluto, come mezzo per formare legami sociali, come mezzo di risoluzione dei conflitti e come mezzo di riconciliazione post-conflittuale. I bonobo sono l’unica specie oltre quella umana a praticare il bacio “alla francese” e una delle pochissime che pratica il sesso orale.
La differenza tra gli scimpanzé e i bonobo ci stimola una riflessione di tipo evoluzionista: in natura è più vantaggioso competere o collaborare ?

Spencer pensò che a sopravvivere fosse il più adatto: gli individui che si adattano meglio tendono a sopravvivere meglio e riprodursi di più dando luogo ad una “discendenza con modifica”.

Secondo Dawkins tutta l’evoluzione può essere spiegata dal gene egoista, perché è l’egoismo più radicale che permette a individui, animali, insetti, piante, di sopravvivere. I geni che vengono trasmessi sono solamente quelli utili a soddisfare i propri stessi interessi. Questo egoismo del gene provocherà, in genere, egoismo nel comportamento dell’individuo.  Il più adatto alla sopravvivenza è quello più competitivo, il più egoista nel condividere le risorse.

De Waal e Tommasello propongono una teoria diversa. Gli individui nei vari campi della vita sono disposti a sacrificarsi pur di aiutare gli altri e salvare e sostenere il bene comune, il gruppo sociale, la comunità.  L’altruismo esiste ed è responsabile dell’organizzazione funzionale a livello di gruppo che osserviamo in natura.  L’altruismo esiste anche come criterio che utilizziamo per scegliere il comportamento o le politiche da adottare quando il nostro obiettivo non è l’interesse ristretto di un individuo o di una fazione, ma il benessere di un intero gruppo. È grazie agli altruisti di tutto il mondo che le nostre famiglie, i quartieri, le scuole, le associazioni di volontariato, il mondo del lavoro e i governi funzionano così bene.  La complessità dei processi vitali di ogni singolo organismo, così come la capacità dei nostri antenati di sopravvivere e riprodursi, è frutto di comportamenti che reprimono gli istinti egoistici per favorire quelli collettivi.