Grazie alla nostra allieva, dott.ssa Mariagrazia Galatolo che oggi condivide con noi la sua bellissima riflessione.

“È vero che la vita non ha senso senza una piccola apocalisse all’orizzonte, ma è anche vero che non si può vivere vaticinando ogni giorno i segni della fine nel primo caffè della mattina” (Scurati, 2019, pag. 662)

Una semplice frase, estrapolata dal testo, che ho ritenuto essere più che adeguata in un momento storico come questo, in cui in ogni comunicazione che ascoltiamo vengono enfatizzati numeri e si cerca l’attivazione del nostro sentimento di “comunità competente”; questo ci porta a fare i conti con l’imminente apocalisse che potrebbe travolgerci, scatenando il terrore.

È una situazione di emergenza, vera emergenza.

Per questo è fondamentale offrire supporto psicosociale alla popolazione, seguendo i principi fondamentali del non nuocere, promuovere i diritti umani e l’uguaglianza, utilizzando approcci partecipativi, valorizzando le risorse e le competenze esistenti, lavorando nell’ottica di sistemi di supporto integrato (Giannantonio, 2009).

E, in tutto questo, la comunicazione funge da aspetto essenziale, parte integrante dell’emergenza che stiamo vivendo. È necessario porre attenzione agli aspetti comunicativi, per tutti coloro che ascoltano e che nelle nostre parole ricercano sicurezza, conforto, sostegno e che, al tempo stesso, noi dobbiamo utilizzare per costruire fiducia, cooperazione, a tutela della salute psicologica di tutti, con trasparenza e comprensione empatica.

Basilare è l’aspetto relativo alla comunicazione e alla relazione interpersonale come privilegiato strumento di comunicazione, anche se mediata telefonicamente, aiuta a ridimensionare il senso di solitudine percepita. Quello che viene detto ha un impatto fortemente emotivo nella mente di chi ascolta e contribuisce a formare la sua percezione del rischio.

Viene a svilupparsi la ricerca spasmodica di informazioni che abbiamo imparato a chiamare infodemia, in cui vi sono innumerevoli fonti informative, non sempre attendibili (stampa, tv, social network) dove ognuno vuole dire la sua; l’obiettivo è cercare di essere sempre aggiornati, scovare novità, nella convinzione che sapere, anche troppo, aiuti. In realtà, tutto questo non fa altro che alimentare l’allarme psicologico e aumentare la percezione del rischio, il processo cognitivo soggettivo mediante il quale un individuo trae informazioni dal mondo in cui vive e le elabora.

La paura è inevitabile ed è anche utile, perché aiuta a riscattarci; sta alla persona che accoglie questo sentimento, comprenderlo e non soccombervi.

È un’emergenza collettiva, non individuale, anche se la reazione di fronte al pericolo ha sfumature irresistibilmente soggettive, specifiche nella propria risposta e spiegazione.

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